Gabriele Reggi
1) Metterei in evidenza le tematiche principali affrontate nel romanzo, cioè la schiavitù della donna e il fanatismo religioso, fuori dal tempo. Troverei degli accostamenti con “Cristo si è fermato a Eboli”, la scoperta della civiltà contadina da una parte e quella dei nuovi schiavi dall’altra, il rito magico contro il rito-suicidio della “Piaga”; entrambi isolati, fuori dalla storia, dove “Lo Stato è più lontano del cielo” ha scritto Carlo Levi.
Darei un cenno alla trama.
Una storia d’amore tra il giovane “prossore” del Nord Stefano Derzi e l’intoccabile Anorea, in un mondo meridionale virato e intinto nel rosso del sangue. Innamoramento a prima vista che però nel luogo dove vive Anorea mette in serio pericolo la vita della studentessa e quello dell’insegnante, un Sud iperrealista, dove i telefoni non funzionano per scelta, i ripetitori di cellulari sono stati abbattuti per timore di essere spiati dagli sbirri o da famiglie nemiche, dove le scuole sono seppellite in una terra piovosa e avvelenata, in continuo disfacimento; il carcere bianco, la “Villa”, simile a un Grand Hotel tra le case non finite, assurdo come un dipinto di Magritte. Poi il feroce Salvatore, protagonista del cruento rito religioso della “Piaga”, divenuto il “liberatore” di Stimmate per aver redento i peccati della comunità con il sangue e la sofferenza, fratello possessivo di Anorea che si finge fidanzata della ragazza per sottrarla all’attenzione degli altri maschi. L’amicizia con il professor Melo Risa, che introduce Derzi nella realtà di Casabianca attraverso la conoscenza di personaggi usciti da un film di Tarantino o da un romanzo di Ellroy, come lo zio di Anorea, Bazooka Man, che per vendicare il nipotino cieco, vittima accidentale di un regolamento di conti, uccide quasi trenta persone riunite per un pranzo. Un ambiente surreale, tra girasoli altissimi e fichi velenosi chiamati “babà”, un western contemporaneo dove le autorità dello Stato appaiono come manifesti cromolitografici contro un paesaggio allegorico di Munch, uomini senza massa a confondersi con l’ambiente per non assomigliare agli sbirri. La condizione di “bestia” delle donne, i soprusi e le molestie subite nei campi da guardiani sanguinari. La provincia di Liberato, paradigma di un Sud del male violento e apocalittico, visto attraverso lo sguardo attonito ma lucido del protagonista venuto dal Nord.
2) Lo leggerei per diversi motivi, uno in particolare, perché attraverso la fatica e la schiavitù delle donne braccianti, capirei qualcosa di oggi: la fatica e la schiavitù degli extracomunitari e dei braccianti dell’Est dell’Europa.
3) In genere non ho lettori di riferimento, scrivo per dare un volto a qualcosa di intimo, dargli una consistenza, e se riesco a condividere questo sentimento con altri attraverso il mio libro, allora ho raggiunto un bel traguardo.